Mi ha dato da pensare perché diceva cose che sapevo già — le avevo vissute — ma che non avevo mai avuto le parole per spiegare. Si chiama So Good They Can't Ignore You di Cal Newport, tradotto in italiano come Così bravo che non potranno ignorarti. È un libro sulla carriera. Non sulla perizia assicurativa. Eppure, leggendolo, continuavo a pensare ai miei primi anni di lavoro.
Newport parte da una provocazione: quella frase che sentiamo ripetere da sempre — "trova un lavoro che ami e non lavorerai mai un giorno nella tua vita" — è, nella migliore delle ipotesi, una semplificazione. Nella peggiore, un consiglio pericoloso.
La sua tesi è semplice e controintuitiva: la passione non precede il lavoro. Viene dopo. E solo se lavori bene.
Il problema con la passione
Quando ho cominciato a fare perizie, non ero "appassionato" di perizia assicurativa. Nessuno lo è, a vent'anni. Non esiste un bambino che cresce sognando di quantificare i danni da incendio in un capannone industriale di Nichelino.
Eppure, dopo anni di cantieri, sopralluoghi, relazioni scritte e riscritte, controversie gestite e risolte, qualcosa è cambiato. Il lavoro ha cominciato a piacermi. Non perché avessi trovato la mia "vocazione": perché ero diventato bravo. E l'essere bravo porta con sé cose concrete — autonomia, riconoscimento, la sensazione che le tue azioni contino davvero.
Newport cita la ricerca della psicologa Amy Wrzesniewski, che ha studiato la soddisfazione professionale su migliaia di lavoratori. La conclusione è scomoda: i dipendenti più appassionati non sono quelli che hanno seguito la loro passione per ottenere un lavoro, ma quelli che hanno lavorato abbastanza a lungo da diventare bravi in quello che fanno.
Riflettendoci, ha senso.
I tre nutrimenti
Newport si appoggia alla Self-Determination Theory (SDT), una delle teorie più solide in psicologia della motivazione. Secondo la SDT, per sentirsi intrinsecamente motivati nel proprio lavoro servono tre cose — tre "nutrimenti" psicologici fondamentali:
- Autonomia: la sensazione di avere il controllo sulla propria giornata e che le proprie azioni siano importanti.
- Competenza: la sensazione di essere bravi in ciò che si fa.
- Relazioni: la sensazione di essere in contatto con altre persone.
Quello che non compare in questa lista è significativo: la "corrispondenza del lavoro con le proprie passioni preesistenti" non è un fattore rilevante per la motivazione. Non lo trovano gli scienziati. Non lo trovo nemmeno io, guardando indietro.
Quello che trovo, invece, è una progressione riconoscibile: più diventi bravo, più ottieni autonomia. Più autonomia hai, più il lavoro ti appartiene. Più ti appartiene, più ti appassiona.
Cosa significa per noi periti
La perizia assicurativa è un mestiere che si impara lentamente. Non esiste una scorciatoia. Non esiste un corso che ti trasformi in perito esperto in sei mesi. Esiste la pratica, il tempo, gli errori fatti sul campo e — se sei fortunato — qualcuno di più esperto che ti corregge prima che l'errore diventi un problema.
Chi entra oggi in questo settore spesso cerca una risposta alla domanda sbagliata: "mi piacerà?"
La domanda giusta è un'altra: "sono disposto a diventare bravo?"
Perché Newport ha ragione quando scrive che lavorare bene è meglio che trovare il lavoro giusto. Il lavoro giusto non esiste come oggetto da trovare. Si costruisce, pezzo per pezzo, con il capitale di competenze che accumuli nel tempo.
E in un settore come il nostro — frammentato, senza una formazione strutturata e senza grandi tradizioni didattiche — chi decide di costruire quel capitale con metodo si ritrova, quasi inevitabilmente, in una posizione di vantaggio.
Non perché abbia seguito una passione.
Perché ha scelto di diventare bravo.
Massimo